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venerdì, 13 novembre 2009

In un modo o nell'altro

Visto che, tutto sommato, ho poche speranze di scrivere comunicati stampa per i Carabinieri, temo finiro' per tornare agli omicidi, prima o poi.
postato da: blogexperiment2 alle ore 13:37 | link | commenti (2)
categorie: strane storie

Comunicato stampa

Ma per scrivere i comunicati stampa dei Carabinieri bisogna arruolarsi nell'arma? No, perche' magari potrei propormi e se poi mi dessero anche la liberta' di formulare ipotesi sui casi irrisolti sarei felice di dare il mio contributo creativo ... insomma, sarebbe un peccato sprecare questo talento finora insospettato!
postato da: blogexperiment2 alle ore 11:53 | link | commenti
categorie: strane storie
martedì, 10 novembre 2009

Scelte dell'io

Invece di uccidere il vecchio se', decise di imparare a dargli del tu.
postato da: blogexperiment2 alle ore 14:51 | link | commenti (7)
categorie: strane storie

Il trucco

“Ma ti sei truccata?”
“No.”
“Strano.”
“No che non mi sono truccata, perche’ e’ strano?”
“Perche’ la faccia ha qualcosa di strano, mi sembra un po’… truccolenta.”
postato da: blogexperiment2 alle ore 13:32 | link | commenti (2)
categorie: strane storie

Sostegno telepatico

- Hai dei pensieri troppo complessi. -

- E' perche' voi non mi aiutate! -

(argh!!!!!)

postato da: blogexperiment2 alle ore 13:31 | link | commenti (2)
categorie: strane storie, un mondo senza buon senso
lunedì, 09 novembre 2009

Stasera

che sera.
postato da: blogexperiment2 alle ore 15:43 | link | commenti (8)
categorie: strane storie
venerdì, 06 novembre 2009

Processo

Esterno parco - e' in corso un vero e proprio processo ermeneutico. I giudici, si sa, sono tutti comunisti.

postato da: blogexperiment2 alle ore 12:15 | link | commenti (1)
categorie: strane storie

Mi e' caduto un incipit

Apri' la porta e vide nell'ingresso una donna stesa a terra. Entro' e chiuse in fretta la porta dietro' di se'. "Finalmente!" esclamo' a mezza voce, poi poso' il cappello sul tavolino, vicino a posta e riviste.

chi vuole, lo raccolga.

postato da: blogexperiment2 alle ore 11:41 | link | commenti
categorie: strane storie
lunedì, 02 novembre 2009

Esterno parco

Lui non avrebbe mai voluto essere li’.
Lei era stata contenta quando le aveva detto “Vestiti, andiamo al parco.” In fretta si era tolta il pigiama e si era lavata e poi vestita, carina, da domenica.
Lui avrebbe voluto essere all’oratorio, con gli amici, a giocare a pallone.
Lei era stata contenta, prima, ma ora non capiva cosa ci facesse li’, chissa’ che cosa si era aspettata dalla passeggiata al parco.
I due adulti li precedevano e parlavano tra di loro, il padre di lei gesticolava parecchio e tendeva ad alzare la voce, l’altro aveva le mani in tasca e lo lasciava parlare.
Lui era arrabbiato e prendeva a calci le foglie, i rami, i ricci e le castagne matte.
Lei lo guardava, non le sembrava molto simpatico, ma era piu’ piccolo e forse toccava a lei tentare di fare amicizia. Non le piaceva il modo rabbioso che aveva di prendere tutto a calci, ma i maschi sono cosi’, sono un po’ violenti.
I grandi davanti parlavano di cose importanti, o almeno sembrava da come si accalorava il padre di lei. Ogni tanto diceva anche qualche parolaccia. Loro, dietro, non seguivano il senso del discorso ma le parolacce si distinguevano bene e anche i nomi dei calciatori, lui li conosceva tutti, lei soltanto un paio.
Lei si guardava intorno, la incantavano i colori accesi delle foglie e respirava con piacere l’odore di terra bagnata e di funghi. I vicini di casa facevano piccole gite in quel parco per cercarli davvero, i funghi, e una volta l’avevano portata con loro. Lei non ne aveva trovato neanche uno ma le era piaciuto correre sul prato e lanciare rametti a Dick, il loro cane bastardino.
Lui vide subito la grossa pozzanghera e il primo istinto fu quello di saltarci dentro e di schizzare fango ovunque. Ma non lo fece.
Lei vide la pozzanghera solo un attimo prima di finirci dentro e tiro’ un sospiro di sollievo per essersene accorta in tempo, poi senti’ una spinta sulla schiena, perse l’equilibrio e ci cadde dentro davvero.
Le scappo’ un grido o un lamento.
Il padre di lui si volto’ mentre quello di lei parlava, parlava e camminava.
Il padre di lui lo chiamo’: “Tua figlia e’ caduta.”
Il padre di lei torno’ indietro e subito la strattono’ mentre lei tentava di rialzarsi da sola.
“Stupida, non guardi mai dove vai!”
“Ma mi ha spinto lui!”
“Zitta, stupida, a casa facciamo i conti!”
Il padre di lui cercava di minimizzare. Chiese al figlio se era stato lui e lui nego’.
Lei aveva le mani e un ginocchio sbucciati e l’acqua sporca le colava di dosso.
Piangeva e cercava gli occhi di lui come a dirgli “Guarda cosa mi hai fatto! Perche’?” ma lui si era spostato vicino a suo padre e aveva ripreso a scalciare, come se la caduta di lei non lo riguardasse.
Il padre di lei si scuso per quella stupida di sua figlia mentre la trascinava via, fuori dal parco.
A casa, il padre mostro’ alla madre come si era conciata quella stupida di “tua” figlia e continuo’ a sbraitare finche’ non gli fu servito il pranzo e anche allora niente andava bene.
Lei, in bagno, si era lavata, aveva messo i vestiti sporchi nella vasca da bagno e aveva rimesso il pigiama, che di solito teneva su tutto il giorno, la domenica.
L’aveva detto a sua mamma che lui l’aveva spinta, almeno lei le credeva.
Anche se si era gia’ rivestita, non si mosse dal bagno finche’ non venne sua madre a chiamarla: “Dai, vieni di la’ e fai finta di niente che senno’ e’ peggio.”
La segui’ in cucina ma, col magone che aveva, sapeva che non sarebbe stato facile far finta di niente e mangiare.
postato da: blogexperiment2 alle ore 10:06 | link | commenti (14)
categorie: strane storie
giovedì, 08 ottobre 2009

Sogni morti

I parenti non li sopportava proprio, e si vedeva. Non ci sapeva fare, li trattava con freddezza. Nessuna compassione, nessuna solidarieta’. Fissando un punto alle loro spalle, comunicava il prezzo e se quelli protestavano o chiedevano uno sconto, alzava le spalle e diceva che dovevano parlare con il titolare. Era chiaro che non sapeva trattare con i vivi, lei era brava solo con i morti. Ricomponeva cadaveri, modellandoli come se fossero statue e rendeva il loro aspetto piu’ che accettabile, anche nei casi piu’ disperati. Nel trucco era davvero insuperabile, per questo non si sarebbero mai sognati di sbarazzarsi di lei, nonostante la sua inesistente propensione per i rapporti umani. Grazie alla sua abilita’, i defunti apparivano come trasfigurati, i loro volti esprimevano un’estasi che, a ben guardare, era un po’ ambigua, tra lo spirituale e il carnale, ma che riusciva a dare ai parenti l’illusione di un trapasso sereno, suggerendo, persino, l’inizio di una vita ultraterrena. Il suo talento era stato notato ed apprezzato, questo aveva fatto guadagnare clienti importanti e famosi all’agenzia funebre.
Spesso cenava da sola nel laboratorio, una pizza o take away cinese, le prime volte i fattorini facevano battute, gesti scaramantici e la guardavano come se fosse matta, a mangiar li’, sola, a tarda ora, poi, pian piano si erano stufati, si limitavano a fare la loro consegna e a ritirare i soldi in fretta, raggelati, piu’ che dal posto, dal suo silenzio.
Il silenzio le piaceva molto, era il suo elemento naturale, favoriva la sua ispirazione mentre fissava, masticando il meno rumorosamente possibile, i cadaveri. Si considerava un’artista, piu’ che una buona artigiana e nei corpi immobili vedeva materia grezza da plasmare, nei volti bluastri, storie da riscrivere. Questo era lo spirito con cui si dedicava al suo lavoro, anche se sapeva perfettamente che nessuno, a parte lei, sarebbe stato in grado di comprenderlo. Vedeva quelle storie, chiare e precise come sequenze di film, tra le pieghe di facce deformate, le creava per poi cancellarle subito dopo o smussarle in qualcosa di simile ma meno evidente. Sapeva che quelle visioni erano le vere vite dei defunti, non quelle che si erano costretti a vivere ma quelle che avrebbero voluto, con tutti i sogni impossibili e assurdi mai realizzati, mai confessati, neanche a se stessi. Lasciava a meta’ la pizza,  o il pollo con le mandorle a raffreddarsi nella vaschetta d’alluminio, e dava una seconda occasione a quelle vite mai vissute, rappresentandole per mezzo dei corpi stesi sui lettini. Afferrava i sogni che riaffioravano dai pori come bolle d’aria che riemergono da acque paludose e li stendeva, strato dopo strato, in disegni mai tracciati, restituendoli ai rispettivi proprietari, affinche’ ci si potessero finalmente riconciliare. Ecco perche’ alla fine i volti si abbandonavano all’estasi e perche’ lei doveva smorzarla un po’ a colpi di fondotinta opacizzante: di sicuro, i parenti, i vivi, ne sarebbero rimasti turbati.
postato da: blogexperiment2 alle ore 11:21 | link | commenti (4)
categorie: strane storie