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venerdì, 25 settembre 2009

V-game

Non faccio distinzioni, gli uomini sono tutti porci.
Non cerco avversari alla mia altezza, mi interessa solo il numero. Se i primi sono vecchi e bambini, tanto meglio.
Li voglio sterminare tutti, o almeno il piu’ possibile. Questa e’ la mia missione. E’ quello che so fare e lo faccio bene. Mi piace farlo e penso che in fondo, forse, sono anche lo strumento di una giustizia superiore. Ma non mi interessa piu’ di tanto.
Il pensiero fisso del massacro mi divora e allo stesso tempo mi nutre, spingendomi incessantemente avanti. Non c’e’ altro, solo il contatore che scatta ad ogni morto.
Non e’ odio, sono punti. Piu’ ne ammazzo e piu’ ne accumulo. Ogni tot, salgo al livello superiore.
All’inizio di ogni livello e’ tutto molto semplice. Mi muovo indisturbata, passo dall’uno all’altro senza che se ne accorgano e, se sono rapida, li mieto come grano.
Prima o poi qualcuno capisce e da’ l’allarme. E’ il panico, il delirio. Corrono come galline spaventate a cercare un riparo, si inventano precauzioni, studiano rimedi, si isolano, si barricano nelle loro case. A quel punto diventa piu’ difficile stanarli anche se i semi sono gia’ piantati e continuano a germogliare. Piu’ tempo passa dall’allarme e piu’, dalla difesa, passano al contrattacco. E’ qui che le cose si fanno piu’ rischiose e interessanti. E’ un gioco che bisogna saper giocare. L’abilita’ sta nel capire il momento giusto in cui e’ necessario abbandonare quello che si e’ per diventare altro. Il momento della mutazione. Questo puo’ succedere dopo il loro primo attacco. Sono necessari i primi colpi per capire esattamente come agiscono le loro armi, valutare i punti deboli e lavorarci. Adattamento, disciplina, creativita’. Se non li avessi non sarei qui dai tempi dei tempi.
Mi chiamano ogni volta con un nome diverso, ma sono sempre io e, se non questa volta, sara’ la prossima o quella dopo ancora: li seppelliro’ tutti.
postato da: blogexperiment2 alle ore 11:26 | link | commenti (9)
categorie: strane storie

La matematica

La matematica non sara' mai il mio mestiere, in compenso sta diventando il mio secondo lavoro, non retribuito e fino a tarda ora.
postato da: blogexperiment2 alle ore 09:43 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 23 settembre 2009

Nuvola di parole

Ti ho scritto, sai? Non quello che stai leggendo ora. Ho scritto pagine e pagine, tutta la nostra storia, dal principio. Ho scritto dei momenti belli, di cosa hanno significato per me,  ma di piu’ mi sono soffermata su quelli brutti, cercando di spiegarli, elencandoi miei pensieri, le mie motivazioni, e azzardando ipotesi per le tue, cercando di scavare fino alle zone piu’ spaventose del non detto. Pagine e pagine.
Le ho rilette, lette e rilette, aggiungendo pezzi, cambiando parole, per arrivare a quella precisione inequivocabile a cui ho sempre aspirato. Mi svegliavo, in piena notte, con il pensiero che qualcosa ancora si potesse migliorare, anche solo spostando una virgola, che poteva forse influire sul senso o sull’effetto che andava a crere su di te, su di noi.
Per giorni, settimane, non mi sono separata da quelle pagine, ovunque andassi, ne’ dal pensiero di ogni singola parola scritta.
Le parole, ero ossessionata dalle parole, una notte, in sogno, mi hanno circondata, mi volavano intorno come uno sciame d’api, volevano pungermi, mi hanno avvolta come in una nube nera, soffocandomi. Mi sono alzata dal letto, sveglia ma ancora in preda agli effetti del sogno, e sono andata in cucina. Ricordo che avevo molta sete, volevo bere, ma ho visto le forbici. Non so perche’ l’ho fatto, forse per il sogno, non ero del tutto in me. Ho preso i fogli, tutti i fogli che ti avevo scritto, e ho iniziato dal fondo del primo a ritagliare, prima frase per frase, poi parola per parola. Nomi, aggettivi, verbi, persino i piccoli articoli e le congiunzioni, ognuna nel suo rettangolo giusto giusto a contenerla. Dei punti, delle virgole e dei rari punto e virgola ho fatto un mucchietto che poi ho raccolto con la mano e ho buttato nella spazzatura. Le parole, invece, le ho tutte mischiate e poi disposte in tante lunghe righe sul tavolo: ho dovuto allungarlo, come quando ci sono ospiti, ma ci sono state tutte.
Ora era tutto cambiato. Quello che avevo provato, pensato, scritto non esiteva piu’. O meglio, ne riconoscevo qualche traccia qua e la’ in qualche vocabolo particolarmente evocativo o negli accostamenti di due o tre parole che si erano ritrovate di nuovo come vecchi compagni di banco che si incontrano dopo anni per strada. Il resto, ovunque intorno a queste poche pozzanghere, era terra arata di fresco, su cui nuovi semi stavano attecchendo.
Piu’ le guardavo e piu’ da ogni parola nascevano significati inesplorati e gia’ le vedevo avviticchiarsi le une alle altre, nel modo intricato delle erbe spontanee, in storie mai raccontate.
Questo ho visto e ho pensato che in fondo questo eravamo anche io e te.
Non c’e’ altro da scrivere.
Eppure, ancora tutto va scritto, quel tutto di noi che ancora non c’e’, diverso, ma fatto sempre delle stesse parole.
postato da: blogexperiment2 alle ore 11:23 | link | commenti (2)
categorie: strane storie
martedì, 22 settembre 2009

Word clouds

Non potevo resistere a qualcosa che fonde parole e nuvole.

primi gemelli ld

Per provare con un vostro testo: qui

postato da: blogexperiment2 alle ore 15:03 | link | commenti
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venerdì, 18 settembre 2009

Primi gemelli

In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora piu’ speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perche’ tra di loro vi e’ sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero.
Mattia pensava che lui e Alice erano cosi’, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.
(La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano)
postato da: blogexperiment2 alle ore 09:20 | link | commenti (8)
categorie: cio che faccio mio
giovedì, 17 settembre 2009

Come sale

Pioggia come sale
su graffinvisibili;
brucia.
postato da: blogexperiment2 alle ore 07:31 | link | commenti
categorie: poesia forse
venerdì, 04 settembre 2009

Caduta

Le poesie captano cose nell’aria, cose che devono ancora succedere.
O forse portano semplicemente sfiga. Naturalmente parlo delle mie.
Comunque sia, sono caduta e la poesia non ci ha preso solo per le schegge di legno.
Devo iniziare a scrivere solo di cose meravigliose o farmi pagare per non scriverne di terribili, tipo un disastro nucleare o un meteorite che distrugge la terra.
Mentre decido tra le due ipotesi, anche iniziare a guardare meglio dove metto i piedi non sarebbe male.
 
Avro’ tempo per pensarci.. Mi prendo qualche giorno per riflettere su questa e altre cose, fare un po’ il punto, ricalibrarmi un po’. E intanto spero di trovare del ghiaccio e del disinfettante.
postato da: blogexperiment2 alle ore 07:34 | link | commenti
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