Sgrano gli occhi di fronte a quello che sembra il tempio del cattivo gusto. Mia madre appare scioccata, mentre Sandra, che ci ha trascinate qui, accusa molto meglio il colpo.
“Quale posto migliore per un evento yoga? Davvero non saprei immaginarne uno piu’ adatto!”
Sandra mi lancia un’occhiataccia e posa la mano sul braccio di mia madre, quasi a rassicurarla.
“Liliana, ci ha spiegato che lo scopo di questa serata e’ di decontestualizzare lo yoga, sapevamo che era una discoteca, no?”
“Sì, ma mi aspettavo qualcosa di meno…”
“Hollywoodiano? Pacchiano? Infernale?”
Sandra mi interrompe mentre generosamente offro definzioni a mia madre per terminare la frase.
“E piantala! Coraggio, entriamo.”
Io me ne tornerei a casa volentieri, il troppo casino non lo reggo. Sandra lo sa ma e’ riuscita a condirmi via con la storia che a mia madre avrebbe fatto piacere, sarebbe stato un modo per dimostrarle che avevo accettato la loro relazione e altre balle di questo tipo.
Sandra mostra l’invito e il buttafuori ci fa passare. Liliana, l’insegnate di yoga, e’ gia’ nell’ingresso con altre 5 donne del corso.
“Benvenuta, Martina.” mi dice alzando un po’ la voce per il casino “Mi fa piacere che tu ti unisca a noi questa sera.”
“Sono solo venuta a vedervi.” le urlo di rimando.
“Oh, no, non puoi solo guardare, devi partecipare anche tu!”
“Ma io non ho mai fatto yoga!”
“Non ti preoccupare, parteciperanno altre persone che non l’hanno mai praticato, chiunque stasera potra’ unirsi a noi, faro’ una sequenza molto semplice che verra’ eseguita in maniera fluida e dinamica, come una danza, vedrai, sara’ molto energizzante.”
“Ma non ho la tuta!”
“Non sono elasticizzati quei jeans? Non hai neanche il problema della cintura in vita, vedrai che riuscirai a fare i movimenti senza sforzo anche vestita cosi’.”
Mi giro verso Sandra e la sorprendo che se la ridacchia di nascosto. Posso pure accettare che si scopi mia madre, ma questa carognata dello yoga e’ troppo! Medito di bloccare la sua mail e di cancellare il suo numero di cellulare per sempre, gia’, magari insieme a quello di suo fratello. Maledico me stessa per essermi fatta distrarre da Luca invece di procurarmi una cintura che, come mi e’ appena stato ricordato, non ho ancora comprato. A cosa e’ valso seguirlo? A farmi sentire piu’ idiota del solito, quando, buttando casualmente li’’ l’argomento Luca con Sandra, e’ venuto fuori che e’ sposato, separato, con un figlio di 6 mesi, convivente con una tipa ma in procinto di rompere anche con lei per un’altra. Che istinto fenomenale ho per gli uomini!
Sul momento, questa cosa di Luca mi ha spiazzata e Sandra ha avuto gioco facile a trascinarmi qui.
Arrivano altre donne, siamo ormai un bel gruppetto. Siamo? Come faccio in fretta ad accettare le cose che in realta’ vorrei evitare… Vabbe’, mi terro’ in fondo e mi nascondero’ dietro a tutti, tanto qui chi mi conosce?
Capisco troppo tardi che non faremo yoga in una stanzetta per pochi intimi ma nel centro della pista principale.
C’e’ una specie di grosso rettangolo delineato da nastri di plastica fucsia, uno dello staff scosta un sostegno di ferro per farci passare, poi lo rimette a posto dietro di me che chiudo la fila. La musica si interrompe all’improvviso e la gente intorno smette di ballare. Si sentono brusii, proteste, finche’ Liliana prende la parola, con un microfono in mano.
“Buonasera, Come saprete, questa e’ una serata a tema dal titolo “Altri mondi”. Tra i vari eventi della serata, noi ci prepariamo ad esplorare il nostro mondo interiore per accedere ad altri mondi, tra cui quello spirituale. Lo faremo tramite lo yoga e la meditazione. Fra poco la musica riprendera’ come prima e voi potrete ballare. Nel frattempo, io e il mio gruppo eseguiremo delle sequenze dimamiche del saluto al sole. Alla fine del ciclo, ci siederemo per terra e, senza chiudere gli occhi e senza estraniarci da cio’ che ci circonda, ascolteremo i nostri pensieri e li lasceremo andare senza trattenerli. Ognuno vivra’ questa esperienza in modo personale e accogliera’ cio’ che essa portera’ senza chiedersi se e’ il modo giusto o sbagliato di viverla, ma con la piena accettazione dell’esperienza in se’, cosi’ come gli si presenta. Chiunque voglia, puo’ passare sotto i nastri e unirsi a noi, l’unica cosa che chiedo e’ di rispettare una certa distanza dagli altri per non intralciare i movimenti. Grazie a tutti. Rimettete la musica per favore.”
La musica riprende ma nessuno balla, tutti osservano l’insegnante che mostra la sequenza. Al secondo giro iniziano anche le allieve, tra cui Sandra e mia madre. Diverse persone hanno sollevato il nastro e sono entrate nel rettangolo. Fuori alcuni ballano completamente disinteressati alla cosa, ma parecchi continuano a guardare. Mi concentro sui movimenti degli altri e inizio ad imitarli, sono qui, tanto vale. Mi sento goffa e lenta e sono quasi tentata di piantar li’ ma vedo che anche altri fanno errori, non seguono lo stesso tempo dell’insegnante, allora insisto e piano piano trovo una sorta di fluidita’ del movimento. Mi sento un po’ a debito di ossigeno, non respiro come dovrei ma continuo, ormai e’ una questione di principio. Non so quante volte abbiamo salutato un sole che qui dentro latita per forza di cose, venti, trenta volte. Inizio a sentirmi stanca. Mi accorgo che l’insegnante si e’ seduta, rapida termino la sequenza in corso e mi siedo anch’io.
Sento nella cassa toracica la musica a palla insieme al battito del mio cuore. Battono asincroni e il cuore piano piano si calma. La sala e’ buia ma sul muro di fronte a me vengono proiettate immagini che non riesco del tutto a trattenere: una farfalla, dei manichini, chiazze di colore, una parata militare, la sequenza del DNA, un bambino che sorride e saluta, l’oceano, un fiore che sboccia e sfiorisce in pochi secondi, un vecchio mediorientale sdentato con un turbante blu, la catena di montaggio di una fabbrica, un canguro, un treno…
Smetto di pensare a quello che vedo, lo sguardo e’ come perso, tutto passa e io lo lascio andare. Sono solo variazioni di luci e colori.
Si affacciano altri pensieri, su Sandra, Luca, mia madre, Federico, su quello che ho fatto oggi al lavoro, una bolletta scaduta da pagare. Ad ogni pensiero si associa una reazione emotiva ma e’ come se fosse sbiadita, quasi incosistente, come se la guardassi da fuori, nello stesso modo in cui guardo scorrere le immagini sul muro.
In questo momento sento di essere felice.