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martedì, 30 settembre 2008

Il fantasma

Cazzo, Tiziana, rispondi!
L’ennesimo tentativo inutile.
Mi ha svegliato lo squillo del telefono, alle due del pomeriggio. Andrea, non vedendomi arrivare in ufficio, ha verificato che non fossi morto. Ero solo in coma. Naturalmente in ufficio non ci sono andato, ho detto che era influenza, che stavo talmente male che non avevo sentito la sveglia e non avevo avvisato. In realta’ sto un po’ meglio di ieri, almeno fisicamente. La testa invece e’ rimasta da qualche parte, intrappolata in una scatola di latta. Mi sono ritrovato vestito di tutto punto, nel letto, gli stessi vestiti che avevo messo per andare all’Hypnose. Neanche il tempo di pisciare e ho chiamato Tiziana per sapere che cazzo mi e’ successo ieri sera. Il suo cellulare risultava non raggiungibile. Ho riprovato a intervalli di cinque, dieci minuti per tutto il pomeriggio, ma, quando non era spento, squillava senza risposta, come ora.
Ad un certo punto sono persino uscito e andato a casa sua. Mi sono attaccato al campanello . Niente. Nel frattempo continuavo a chiamare il suo cellulare. sempre a vuoto, ma la sua suoneria non risuonava nell’appartamento, o lei era fuori o l’aveva tolta.
Sono rimasto un paio d’ore ad aspettarla seduto sul suo pianerottolo poi il mio cellulare ha iniziato a suonare. Per un attimo ho pensato fosse lei, poi mi sono reso conto che era solo l’avviso di un promemoria: “Ore 20.30 – calcetto”.
Ho pensato che tanto li’ per il momento non avrei concluso nulla, la roba per il calcio era gia’ in macchina, ci sono andato direttamente da li’, senza passare da casa.
Infilo il cellulare nel borsone e seguo gli altri che stanno entrando in campo. C’e’ una nebbiolina schifosa e un’umidita’ che arriva alle ossa. Le luci della torre faro sono accese, e’ gia’ buio. Cerco liberare la mente e inizio a correre per impossessarmi del pallone che un avversario sta portando verso la nostra meta’ campo. Ho freddo ma correre non mi scalda, sento l’aria gelida sulla pelle sudata. La nebbia sta diventando sempre piu’ fitta e gli altri giocatori diventano sempre piu’ indefiniti, sagome in movimento. La palla passa da un piede all’altro, da un giocatore all’altro e io continuo a cambiare direzione per cercare di intercettarla, vedendo sempre meno, sentendo i miei movimenti come rallentati e scoordinati, mi sembra quasi di correre nel latte. Finalmente raggiungo la palla, dietro di lei nessun giocatore, ma una forma indistinta, un coagulo di nebbia. Due orbite vuote in quella che sembra essere una faccia. Un fantasma. Con un lembo di nebbia artiglia la palla, il fantasma la porta via con se’ e io lo inseguo. Urto uno spigolo, mi fermo e tocco con le mani un muro di pietra. Un muro in mezzo al campo? Guardo a terra, l’erba e’ sempre sotto i miei piedi. La nebbia sembra diradarsi un po’ e vedo intorno a me i resti di una chiesa, immensa. Archi, colonne, macerie e in fondo si erge maestosa la facciata, quasi integra. L’enorme rosone e’ senza vetri e ci vedo attraverso  il cielo stellato, sgombro da ogni nuvola. Il fantasma e’ li’, con la palla, proprio sotto il rosone. Il vuoto dei suoi occhi mi fissa strizzandomi lo stomaco. La stretta e’ tale che potrebbero schizzarmi i succhi gastrici fino al cervello. Un pensiero, nitido, mi si para davanti sullo schermo mentale: “Nel mondo non vi e’ nulla che si nasconda”. Poi la luce di una stella, intensa e veloce come un lampo, attraversa il centro del rosone e colpisce il fantasma alla sommita’ del capo. Il fantasma svanisce e al suo posto compare un fumetto con la scritta “Puff!”. Una cannonata mi colpisce nella schiena, atterro sull’erba pestando la faccia. Sento un fischio e una voce che urla: “Grande, Fede, grande! L’hai deviata!” Il nostro portiere mi aiuta a rialzarmi. Siamo nello specchio della nostra porta. “Ti sei fatto male?”
“No, non credo.”
“Hai una faccia...”
“Come di uno che ha appena visto un fantasma?”
“Si’, guarda che hanno ripreso a giocare. Se non vuoi beccarti un’altra pallonata togliti da qui.”
Lui non ha visto ne’ il fantasma ne’ la cattedrale. Mi giro, gli altri giocano, anche loro non hanno visto nulla.
Mi sposto fuori dal campo, e fisso la partita come se fosse un filmato che scorre. Prendo e me ne vado a fare la doccia.
Ci sto sotto parecchio, l’acqua bollente mi toglie il freddo di dosso ma non i pensieri dalla testa che girano come in un frullatore e si mischiano senza che riesca a cavare una spiegazione logica. E’ tutto cosi’ assurdo. Forse sto diventando pazzo.
Esco dalla doccia, mi asciugo e mi rivesto. Nel prendere la giacca mi cade qualcosa dalla tasca. Raccolgo da terra quella che sembra essere una carta di credito: ha una banda magnetica sul retro e davanti la scritta “Hypnose Platinium Card”. La rigiro in mano, non l’ho mai vista prima. Ho di nuovo freddo.
postato da: blogexperiment2 alle ore 09:04 | link | commenti (4)
categorie: martina e federico
venerdì, 26 settembre 2008

La cintura

Mi sono svegliata presto anche questa mattina. La prima volta verso le 3, digrignavo i denti e serravo i pugni nel sonno, mi sono girata sulla schiena e ho cercato di rilassarmi. Mi sono riaddormentata e devo aver sognato, anche se non ricordo esattamente il sogno, non li ricordo quasi mai, pero’ mi e’ rimasta la traccia vivida di una presenza. Non so perche’, ne’ in che contesto, ma ho sognato Luca.
Ci metto poco a fare colazione e a prepararmi, mi e’ venuto in mente che ho bisogno di una cintura e decido di uscire subito. I negozi sono ancora chiusi ma alla fermata della metro ci sono parecchie bancarelle. Di solito la mattina faccio un’altra strada e vado  direttamente a piedi, tagliando per il parco, e’ l’unica occasione per fare del moto e vedere un po’ di verde prima di rinchiudermi tutto il giorno in ufficio. Arrivo in piazza e la attraverso scansando macchine e mezzi pubblici. Alla fermata del tram mi faccio da parte per evitare di farmi travolgere dalla gente che sta scendendo, noto un uomo di spalle che assomiglia a Luca.
Ha una camicia blu scuro un po’ sbiadito con le maniche arrotolate, i jeans e lo zainetto. E’ proprio lo zaino a confermarmi che e’ lui, sulla tasca c’e’ una piccola spilla con il simbolo olimpico, l’avevo gia’ notato ieri.. Cosa ci fa lui qui? Se non l’avessi visto scendere dal tram avrei potuto pensare che mi stesse seguendo, ma, di fatto, ora sono io che sto seguendo lui. Mi conduce a quella che era la mia meta originaria, le bancarelle, e si ferma a dare un’occhiata superficiale a tutte, poi lascia perdere e prosegue deciso verso l’ultima, quella dell’intimo. A poca distanza osservo il suo profilo mentre guarda i reggiseni esposti in modo ordinato, in file colorate. E’ strano vederlo li’, fermo in mezzo a donne che si affollano, toccano, chiedono, prendono, pagano. Lui guarda e basta e mi chiedo se ci vede un corpo dentro quei reggiseni, se ha qualcuna a cui regalarli, scaccio il pensiero con un certo disagio. La ressa mi ha spinta molto vicina a lui, se solo si voltasse ora ci troveremmo quasi faccia a faccia e sicuramente quella piu’ imbarazzata sarei io. Per fortuna non si volta e non mi vede, prosegue verso il metro’, io mi lascio distanziare un po’ e poi continuo a seguirlo. Mentre scendo le scale, recupero in fretta un biglietto dal portafogli, timbro e vedo che si dirige in direzione centro, dalla parte opposta a dove dovrei andare io. Guardo l’ora: non ho molto margine per seguirlo oltre, mi accontento di scendere sul marciapiede di fronte al suo per cercare di vederlo ancora. E’ appena arrivato  il metro’ dalla mia parte, non ci salgo, lascio che le porte si richiudano e che riparta. Mi faccio strada tra la gente che si dirige verso l’uscita e cerco di individuare Luca attraverso le sagome in movimento.
Lo vedo, un po’ piu’ avanti rispetto a dove mi sono fermata io, sta parlando con un uomo che assomiglia un po’ a Lenin, poi arriva il suo metro’ e non li vedo piu’. Rimango a guardare il suo marciapiede che si svuota fino a rimanere deserto.
Lascio passare un altro treno, e’ troppo pieno e non ho piu’ voglia di spintonare, prendo il successivo e per la tutta la durata del viaggio mi rimprovero per questo impulso stupido che mi ha spinto a seguire Luca. Per quanto io mi sforzi di essere razionale ogni tanto faccio cose davvero assurde, di cui poi mi pento regolarmente.
Uscendo, mi fermo a comprare un carnet di biglietti. Ho usato l’ultimo e averli nel portafogli puo’ sempre tornar comodo. Richiudo la borsa e risalgo alla luce chiedendomi chi voglio prendere in giro. Ho gia’ deciso come li usero’. Ho sempre una cintura da comprare.
postato da: blogexperiment2 alle ore 08:06 | link | commenti (3)
categorie: martina e federico
giovedì, 25 settembre 2008

Dentro lo specchio 2

dentro lo specchio 2
postato da: blogexperiment2 alle ore 14:07 | link | commenti
categorie: foto e rielaborazioni
mercoledì, 24 settembre 2008

Dentro lo specchio

dentro lo specchio
postato da: blogexperiment2 alle ore 15:42 | link | commenti (1)
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martedì, 23 settembre 2008

Casa mobile

casa mobile
postato da: blogexperiment2 alle ore 10:45 | link | commenti (2)
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lunedì, 22 settembre 2008

Raggi

raggi
postato da: blogexperiment2 alle ore 10:45 | link | commenti
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venerdì, 19 settembre 2008

L'ovale

l ovale
postato da: blogexperiment2 alle ore 15:33 | link | commenti (5)
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giovedì, 18 settembre 2008

Hot wall

hot wall
postato da: blogexperiment2 alle ore 11:13 | link | commenti
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mercoledì, 17 settembre 2008

Toilette alternativa 6

t a 6
postato da: blogexperiment2 alle ore 15:01 | link | commenti (1)
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