Il lettore mp3 mi ha fatto da colonna sonora tutto il giorno. Ho riscoperto canzoni che non ascoltavo da mesi, chissa’ perche’. Mi sembrava di essere distaccata da tutto, eppure, allo stesso tempo vedevo le cose piu’ in profondita’. Sembrava la ripresa di un film senza dialoghi ne’ voce narrante, solo la musica a dare nuovo significato alle immagini. Ho fatto molti primi piani, per strada, guardando negli occhi le persone che incontravo. Quasi tutti spostavano lo sguardo. Erano nudi. E, io li capivo, li possedevo. Per il tempo di uno sguardo erano miei.
Poi proseguivo, lasciandomeli scivolare alle spalle, come acqua, nella doccia.
Il lettore l’ho tenuto anche in ufficio, una cuffia sola, per il telefono. Dentro sentivo solo la musica, altro non provavo ne’ pensavo. Era un po’ essere in vacanza. Da me stessa.
La batteria del lettore si e’ esaurita poco fa, a pochi metri dalla palestra dove mia madre fa yoga. Manca un quarto d’ora alla fine della sua lezione, poi dovra’ cambiarsi. Sono quasi tentata di andare a comprare delle pile nuove. In questa zona pero’ non saprei dove cercarle e forse e’ meglio che approfitti di questo tempo per pensare a cosa dirle.
Esce una ragazza. Ha la maglietta della palestra, penso lavori qui.
“Ciao.” mi dice e si accende una sigaretta.
“Ciao.” Mi sposto un po’, prima di iniziare a tossire.
“Aspetti qualcuno?”
“Si’, mia madre.”
“Ah, senti se vuoi puoi anche aspettarla dentro, cosi’ dai anche un’occhiata alla palestra.”
“No, grazie, tanto fra poco ha finito.”
“Fa attrezzi?”
Ma e’ della CIA, questa? O ha bisogno d’affetto?
“No, fa yoga.”
“Ah, allora se vuoi puoi vederla.”
“Non mi sembra il caso, disturberei.”
“No! Sono in una sala che ha delle vetrate speciali, da fuori puoi vedere ma all’interno non vedono cosa c’e’ fuori. E’ stato fatto proprio per permettere agli esterni di farsi un’idea su come sono le lezioni dei vari corsi senza che chi partecipa venga distratto dal via vai. Sai, pazienza per chi fa step o aerobica, ma quelli di yoga e tai chi si devono concentrare.”
“Si’, immagino.”
Spegne la sigaretta. “Dai, vieni che ti faccio vedere la palestra.”
E’ un mastino, tanto vale accontentarla, anche perche’ non ho mai assistito ad una lezione di yoga e sono curiosa di vedere se fanno altro oltre che restare immobili con le gambe incrociate.
“Ecco, li’ ci sono gli attrezzi, se poi ti interessa farci un giro, ti presto un paio di infradito che vendiamo a chi dimentica le ciabatte per la doccia e che diamo in omaggio col borsone e la maglietta se fai l’abbonamento annuale.”
“Grazie, ma non mi piace fare pesi, ne’ cyclette o cose simili, preferirei dare un’occhiata solo alla lezione di yoga.”
“Si, guarda, la sala e’ li’ avanti, te la cavi da sola? La mia collega mi sta facendo un cenno, devo andare. Mi raccomando, a fine lezione non entrare con quelle scarpe, se vuoi, poi, puoi aspettare tua madre vicino al bancone, ci sono delle poltroncine.”
“Ti ringrazio, non preoccuparti, non entrero’ nella sala, ciao.”
“Ciao, a dopo, ah io sono Sara”
“Ciao Sara e grazie.
Ringraziando mentalmente anche la collega, che mi ha tolto Sara dai piedi e dalle scarpe inadatte alla palestra, mi avvio nella direzione indicata.
Vedo subito mia madre, e’ proprio vicina al vetro. Oh cazzo, c’e’ anche Sandra. Mi viene da scostarmi ma ricordo che non possono vedermi. Sembrano due gru, e anche gli altri, una colonia di gru, tutte su una zampa sola. Ognuno tiene le mani all’altezza del petto, unite, palmo contro palmo, le dita distese, poi l’insegnante le alza sopra la testa, imitata dagli altri. Molti perdono l’equilibrio. Sandra mette giu’ il piede che doveva stare sollevato contro l’altro ginocchio. Mamma neanche vacilla.
Dopo un po’, sciolgono tutti la posizione e l’insegnante li fa mettere a coppie, neanche a dirlo, mia madre e Sandra hanno gia’ formato la loro. Sandra si mette di fronte alla schiena di mia madre e inizia a picchiettarle le dita sulla sommita’ della testa. Scende sulla nuca, sul collo, sulle spalle. Li’ inizia un massaggio, come se impastasse, poi colpisce spalle, braccia, schiena col taglio della mano. Sulla schiena da’ piccoli rapidi pugni. Poi si inginocchia e passa ai glutei, alle gambe, dove torna a colpire di taglio e poi a massaggiare dalle cosce alle caviglie. Massaggia anche la parte superiore del piede, poi si rialza e partendo dalla cima della testa, avvolge tutto il suo corpo in una lunga, energica carezza fino ai piedi. La ripete, altre due volte. Poi si allontana da lei di un passo e scuote le braccia, come a liberarsi da qualcosa, quindi si mette di fronte a mia madre, che rimane ad occhi chiusi per un po’, poi li riapre e le sorride. Non l’ho mai vista sorridere cosi’. Sempre sorridendo china la testa e le spalle, le mani giunte a preghiera, e la ringrazia. Sandra fa lo stesso, poi mia madre si mette dietro la sua schiena e si appresta a ricambiare il massaggio.
Devo uscire. Subito. Mi volto e rapidamente oltrepasso il bancone della réception, Sara non e’ in vista, speriamo non sia di nuovo fuori a fumare. La sua collega neanche mi calcola e raggiungo l’uscita senza che nessuno mi trattenga.
Fuori, mentre metto l’auricolare del lettore mp3, mi accorgo di avere una guancia bagnata. Asciugo le tracce di una lacrima e chiudo gli occhi, fingendo di ascoltare la musica. Ricordo di avere gli occhiali da sole in borsa e anche l’ingresso della palestra e’ nella penombra, li indosso.
Non so quanto rimango li’ ad aspettare. Aspetto nel vuoto. Aspetto e basta, finche’ iniziano ad uscire delle persone, soprattutto donne. Escono anche mia madre e Sandra. Stanno parlando in modo vivace, ridono, poi mia madre mi vede e si blocca di colpo. Sembra di cera.
- Ciao ma’, ciao Sandra. Vi va un aperitivo?”