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giovedì, 29 maggio 2008

la notte prima

Guardo Tiziana, senza capire se sono sveglio o se sto ancora sognando.
Un rumore mi fa alzare lo sguardo. Le porte dell’ascensore si aprono. Martina sta per uscire, poi si ferma e mi guarda. Ha una scatola in mano.
Intanto Tiziana esprime la sua approvazione allo spettacolo baciandomi.
Ricambio il bacio fissando Martina, finche’ le porte dell’ascensore non si richiudono.
Tiziana si e’ voltata verso l’ascensore e mi chiede: “E quella chi era?”
“Una che sta traslocando. Ha sbagliato piano.”
Scoppia a ridere. “Si sara’ scandalizzata, vedendoti nudo sulla porta di casa!”
Sto per risponderle: “No, ci e’ abituata.” ma poi sorrido e me ne sto zitto.
Mi porge un oggetto. Lo riconosco, e’ il mio portafogli.
“L’ho trovato in macchina, sono passata a restituirtelo perche’ immagino possa servirti.”
“Grazie. Ma non siamo usciti con la mia macchina ieri sera?”
“Si’, siamo usciti con la tua, ma rientrati con la mia.”
“Com’e’ possibile? Ho mal di testa e sono confuso, ricordo solo che siamo andati prima all’Hypnose, poi al Demonia, ma nulla su come e’ finita la serata.”
“E tra l’Hypnose e il Demonia non ricordi nulla?”
“Si’, certo, ricordo che ci siamo appartati in un campo. Quello lo ricordo bene.”
Mi accarezza la guancia con un’unghia e sorride. “Bravo.”
“Poi cos’e’ successo?”
“Beh, poi al Demonia ti ho lasciato solo per una ventina di minuti, dovevo contattare un po’ di gente per organizzare un evento, insomma cose di lavoro. Mentre stavo parlando con J.B., Davy e’ venuto li’ a dirmi di averti visto completamente ubriaco, riverso su un tavolino. Quando mi ha portata da te, sul tavolo, c’erano almeno 5 bicchieri. Ci hai dato dentro parecchio.”
“Non ricordo assolutamente di aver bevuto al Demonia, ricordo solo il cocktail dolciastro dell’Hypnose, poi non ho toccato altro.”
“Con quello che hai bevuto e’ gia’ un miracolo se ti ricordi ancora come ti chiami!”
“E come sono tornato a casa?”
“Beh, Davy e un paio di ragazzi ti hanno caricato sulla mia macchina, che avevo prestato a Davy. La tua l’ha riportata qui lui, io non so guidare col cambio automatico. Poi Davy ed io ti abbiamo infilato sull’ascensore e messo a nanna. Le chiavi di casa te le ho lasciate sul comodino.”
“Mi hai spogliato tu?”
“No, Davy, ha detto che era il minimo che gli potessi concedere, visto che ti aveva dovuto fare da badante, rinunciando persino a rimorchiare al Demonia. Secondo me gli piaci.”
“Lui a me no, spero si sia limitato a spogliarmi.”
“Di questo puoi stare sicuro, caro, ho badato io al tuo corpo indifeso.”
“Perche’ non sei rimasta a dormire qui?”
“Non volevo invadere la tua privacy, poi magari piombava qui la tua donna e toccava a me aprirle e darle spiegazioni.”
“Non c’e’ nessuna donna.”
“Bene, buono a sapersi se dovesse ricapitarti una sbronza colossale.”
“Non ricapitera’.”
“Ottimo, tesoro, ora pero’ e’ tardi e devo andare. Chiamami.”
“Si’.”
Si gira e preme il pulsante di chiamata dell’ascensore.
“Toh, guarda, la tipa del trasloco ha dimenticato qui una scatola.”
“Aspetta, la prendo io, prima che qualcuno la rubi.”
Raccolgo la scatola e vedo che c’e’ su il mio nome, svelto la giro tenendomi la parte scritta contro il petto. Lei guarda la scatola, fa un mezzo ghigno e mi ribacia sulla porta dell’ascensore, la scatola tra di noi, accidenti, dovevo posarla per terra!
“Sicura di dover andare?”
“Si’, tesoro, devo proprio. Tu comunque chiamami, ok?”
“Lo faro’ presto.”
“Ok, a presto allora.”
“Ah, Tiziana…”
“Si’?”
“Grazie per ieri notte. Di tutto.”
“Figurati, tesoro, so che saprai sdebitarti. Ciao ciao.”
“Ciao.”
Le porte si richiudono e io rimango li’ a fissarle per un po’. Poi guardo la scatola, cazzo, il mio nome e’ scritto su entrambi i lati! Martina, ma perche’ devi sempre essere cosi’ dannatamente puntigliosa?
postato da: blogexperiment2 alle ore 10:11 | link | commenti (1)
categorie: martina e federico
mercoledì, 28 maggio 2008

L'ascensore

Mi sveglio da sola, prima che la sveglia suoni.
La notte e’ stata agitata, ho dormito poco e male, ma non ho piu’ sonno, tanto vale alzarsi.
Riempio il bollitore elettrico, visto che ho tempo, mi concedero’ almeno due tazze di te’. Uno speciale, aromatizzato alla mandorla. E cantucci, senza limitazioni. Praticamente un festino.
Mentre il te’ e’ in infusione, mi viene in mente di togliere la biancheria stesa, vado nella camera degli ospiti e inizio ad impilare sul letto quello che e’ gia’ asciutto. Una polo da uomo. Federico. Mentre stendevo ieri non ci ho fatto caso. Che gliela stiri se lo puo’ scordare, ma rendergliela devo, insieme al resto delle sue cose. Pianto li’ la biancheria e inizio a vagare per casa, raccogliendo i residui della nostra storia.
DVD, CD,  un gioco della play, vari capi d’abbigliamento, sara’ meglio prendere una scatola. Recupero quella della carta riciclata, tanto e’ quasi vuota, e metto il suo contenuto nel cartone di una pizza surgelata. Man mano che giro per casa, la scatola si riempie. Butto solo il suo spazzolino, tutto il resto gli fara’comodo riaverlo.
Il te’ ormai e’ freddo e troppo carico, gli metto un goccio di latte e lo scaldo nel microonde, alla faccia dei puristi, poi finalmente mi siedo e faccio colazione fissando la scatola.
Meglio ridargliela il prima possibile, guardo l’ora, le sette, potrei fare un salto stamattina, prima del lavoro. Gliela lascio sullo zerbino? Magari suono, potremmo parlare civilmente, potrei persino chiedergli un consiglio su come comportarmi con mia madre. Magari invece mi tratta con quella freddezza e indifferenza che ho sempre odiato, in questo caso gli mollo la scatola e vado.
 
Scatola tra le mani, entro nel palazzo di Federico, giusto in tempo per vedere una tipa che entra nell’ascensore, mi affretto per raggiungerla ma inciampo, ho una stringa slacciata, rimango in piedi ma la scatola si ribalta. Mentre mi chino a raccogliere la roba sparsa per terra, colgo anche il ghigno della tipa, prima che le porte dell’ascensore si richiudano. Simpatica. Raccatto tutto, ripiego gli indumenti in modo che abbiano un aspetto semi-decente e mi allaccio la scarpa, doppio nodo, stavolta non mi freghi. Chiamo l’ascensore e aspetto.  Almeno oggi funziona, l’ultima volta era fuori servizio e ho dovuto usare le scale. Di corsa. Meglio non pensarci. Arriva e ne esce una signora, saluto di cortesia ed entro io. Quando si riaprono le porte al piano di Federico, sto per uscire ma mi blocco in tempo: Federico e’ sulla porta di casa, davanti a lui la tipa dell’ascensore, e’ di schiena ma la riconosco dal vestito. Federico e’ nudo, lei lo copre solo in parte, vedo tutto il fianco destro, non ha su nulla. Incontro il suo sguardo. Sembra che fissi il vuoto ma so che mi ha vista. La tipa ora lo sta baciando ma i suoi occhi non hanno lasciato i miei per un istante. Le porte dell’ascensore accennano a chiudersi ma io sono in mezzo e tornano indietro. Il loro movimento mi fa sbattere le palpebre. Arretro e lascio che le porte si richiudano sul loro bacio. Faccio in tempo a vedere lei che si gira verso di me e poi acciaio.
Strano, non provo nulla.
Poso la scatola nell’ascensore, c’e’ scritto fuori il suo nome, se nessuno gliela ruba, prima o poi la recupera. Non e’ un problema mio. Mentre chiudo la parte superiore della scatola, vedo il lettore mp3. Lo prendo e richiudo la scatola. Alla fine e’ piu’ giusto che lo tenga io, c’e’ su tutta la mia musica. Lui ne ha un altro, piu’ bello, di marca. Neanche si aspettera’ di riaverlo indietro.
Mentre esco dal palazzo, infilo le cuffiette e lo accendo. Riconosco le prime note di “Beautiful day” e mi viene da dire una parolaccia, poi, invece, scoppio a ridere.
Il lettore mp3 non e’ di quelli che si mettono al collo ed e’ senza custodia. Mi guardo intorno, nessuno in vista, lo infilo nel reggiseno, li’ di certo non lo perdo e il pensiero di Bono che mi canta tra le tette mi rende allegra.  
What you don't have you don't need it now, what you don’t have you don’t need it now, it’s a beautiful day.
postato da: blogexperiment2 alle ore 11:13 | link | commenti (2)
categorie: martina e federico
lunedì, 26 maggio 2008

puff

puff

postato da: blogexperiment2 alle ore 14:26 | link | commenti
categorie: la gallina non e un animale

Tra parentesi

tra parentesi
postato da: blogexperiment2 alle ore 08:56 | link | commenti (2)
categorie: foto e rielaborazioni
venerdì, 23 maggio 2008

fight gal

kickboxing ld
postato da: blogexperiment2 alle ore 08:11 | link | commenti
categorie: la gallina non e un animale
giovedì, 22 maggio 2008

Sun flash

sun flash
postato da: blogexperiment2 alle ore 10:19 | link | commenti
categorie: foto e rielaborazioni
mercoledì, 21 maggio 2008

Azzurro poker

azzurro poker
postato da: blogexperiment2 alle ore 14:06 | link | commenti
categorie: foto e rielaborazioni
martedì, 20 maggio 2008

Balla coi lupi tra le gambe

Scheda del film:
 
Titolo: Balla coi lupi tra le gambe  (Dances with Wolves between the legs)
Trama:
Il dramma di un famoso primo ballerino che vive il tramonto della sua carriera.
Inseguendo il sogno di uno spettacolare addio alla danza, accetta la proposta di un managr senza scrupoli per una coreografia mai tentata prima: il Bolero di Ravel ballato insieme a lupi ammaestrati.
La sera dello spettacolo, pero’, viene liberato sul palcoscenico un branco di lupi selvaggi. Il primo ballerino viene sbranato mentre le telecamere riprendono tutta la scena, con dovizia di zoomate sui dettagli piu’ macabri.
Il manager diventa ricco grazie alla pubblicita’ che ne consegue e apre un’agenzia che organizza grandiose morti in diretta televisiva con copertura mondiale.
Lunghissima la lista delle prenotazioni di artisti in declino e disperati che vogliono vivere, morendo, il loro unico istante di gloria.
 
Cast:
Roberto Bolle (opportunamente invecchiato) nella parte del ballerino
Diego Abatantuono nel ruolo del manager senza scrupoli
Regia:
Gabriele Salvatores e Quentin Tarantino
Sceneggiatura:
Blogexperiment e Niccolo' Ammaniti
Genere:
Drammatico, Pulp
 
postato da: blogexperiment2 alle ore 10:02 | link | commenti
categorie: cinema

Ci si da' anche al cinema

Ho ricevuto un gentile invito da Calamar qui.

Potevo sottrarmi?

La difficolta’ del giochino sta, secondo me, nell’evitare di essere smaccatamente osceni, cosa che ho scoperto essere di una facilita’ incredibile, provate a fare degli accostamenti e mi saprete dire se non ho ragione.

Io ho anche proposto di partire dal titolo modificato e scriverci un racconto, in alternativa potrebbe essere un’ottima soluzione  fare la scheda dell’ipotetico film o descrivere una scena chiave. Insomma, vedete voi, se volete partecipare.

Quello che mi sono inventata io si legge nel prossimo post.

postato da: blogexperiment2 alle ore 09:47 | link | commenti
categorie:
lunedì, 19 maggio 2008

Il mattino dopo

Avevo accumulato rabbia tutto il giorno.
Piccoli bocconi di rabbia che avevo dovuto deglutire gia’ dalla colazione.
Biscotti e fette biscottate erano finiti, non c’era nemmeno del pane del giorno prima in casa, ma in fondo non mi dispiaceva, avevo la scusa per concedermi un cappuccio e una brioche al bar.
A meta’ cappuccino, e’ entrato lui, Andrea, con una nuova spalmata addosso. Aveva una faccia da troia, lei. Lui, invece, da bravo figlio di, ha fatto finta di non vedermi. Ho trangugiato quanto restava nella tazza, ustionandomi, ho cercato di pagare in fretta e andarmene da li’, ma la padrona del bar mi ha attaccato un bottone che non finiva piu’, chiedendomi perche’ e percome avessi lasciato li’ la brioche intatta. Per tagliar corto, le ho detto che ero in ritardo e che la brioche l’avevo scordata, poteva gentilmente metterla in un sacchettino da  portar via?
Intanto lui, tranquillo e rilassato, a raccontarsela con la tipa, seduti ad un tavolino, come due in vacanza.
A morsi, li avrei presi, e invece potevo mordere ferocemente solo la brioche, sul metro’, anche se mi sembrava di masticare carta riciclata. Il croissant, per rappresaglia, si e’ lasciato andare a tradimento, con il subdolo intento di sporcarmi la camicia.
Certo che avrei preferito doverla buttare per l’impossibilita’ di togliere tracce di sangue e non di crema, cotta, come la seta della camicia, l’incubo di ogni tintoria.
Furente e impataccata ho affrontato la mattina tra un reflusso gastroesofageo, il rischio di un travaso di bile e i rimproveri del mio capo, per i continui errori.
Il pranzo, poi, l’ho saltato e sono rimasta al pc per rimediare ai danni fatti e per seviziare una vecchia foto di Andrea con photoshop, una copia, ovvio, l’originale me lo tengo da parte per nuove torture.
Verso le 3 e’ arrivata, radiosa, la collega nuova della contabilita’, munita di enorme bomboniera in limoge e cucchiaino d’argento per distribuire, soave, confetti a destra e a manca, per poi sfarfallare, leggiadra, nell’ufficio accanto.
Appena uscita, Marco il malefico non si e’ fatto sfuggire l’occasione ghiotta e ha iniziato a fare uno dei suoi soliti teatrini a mie spese, scaricandomi  a raffica battute cretine sullo zitellaggio a vita. Gli altri colleghi tutti li’ a rincarare e a ridere piegati in due e io zitta, concentrata a cercare sul sito aziendale la foto di Marco per farle fare la stessa fine di quella di Andrea, o meglio ancora, stamparla e appenderla in bacheca con due puntine da disegno conficcate negli occhi.
Per tirare a fine orario, cercavo di pensare alla pizzata con Cristina, programmata per quella sera. Almeno avrei potuto un po’ sfogarmi con un’amica. Invece poi anche quella piccola consolazione e’ svanita: Cristina mi ha chiamata dicendomi che il suo bimbo aveva la febbre.
Che poi, che appena un bambino abbia due linee di febbre si debba fermare il mondo, proprio non lo capisco. Insomma, ha un padre quel bambino, sara’ ben in grado di dare un po’ di tachipirina anche lui, no?!
A quel punto, stavo ormai tornando a casa, rassegnata ad una triste serata davanti alla tivu’, quando per strada, due ghignanti ragazzette mi hanno rifilato un volantino con una faccia da presa per il culo che meta’ bastava: “Inaugurazione dell’Hypnose Disco Pub – Ingresso e consumazione gratis per le ragazze”.
Eh si’, l’ennesimo sberleffo, di certo pensavano che dare il volantino a me fosse proprio ridicolo, non ero tipo da disco pub ma piu’ da corso di ricamo nell’oratorio della vicina parrocchia, come insegnante, ovvio, vista l’eta’.
Questa piccola malignita’, a fine giornata, mi ha fatto scattare qualcosa, in un altro momento avrei buttato il volantino e non ci avrei pensato piu’, invece, per una volta, ho agito d’impulso e sono entrata nella prima boutique decente di zona e ho detto alla commessa, mai vista prima: “Stasera vado in un dico pub, trovami qualcosa di adatto.”
Gia’ da quella battuta c’era da non riconoscermi, figurati quando poi mi sono vista nello specchio! Ero sexy, aggressiva, una macchina da guerra. Non ho permesso a nessun dubbio di insinuarsi nella mia mente, sono tornata a casa, ho fatto la doccia, ho acconciato i capelli e mi sono truccata, colori forti, tinte di terra e sangue. Ho rimesso i vestiti appena acquistati e, quando e’ arrivata l’ora, ho chiamato un taxi e mi sono fatta portare all’Hypnose.
Appena entrata mi e’ crollato il mondo addosso. Erano tutti, ma proprio tutti tutti, giovani, dai dieci ai vent’anni meno di me. Mi sono sentita improvvisamente fuori posto, ridicola, anzi, patetica. Uscire subito sarebbe stato peggio, cosi’ mi sono arrampicata su uno sgabello del bancone e ho ordinato l’unico cocktail di cui mi ricordavo il nome: un Alexander. Il ventenne al banco mi ha guardata male e poi e’ andato a consultare un ricettario per barman e ha iniziato a pastrugnare con bottiglie e shaker. La cosa ha finito per attirare l’attenzione di tutti gli astanti che, a giudicare dai grossi boccali o dalle bottigliette di birra che avevano in mano, dovevano aver visto  preparare un cocktail solo nei film. L’Alexander io me lo ricordavo dolce, questo era soprattutto alcolico, parecchio alcolico, senza nessuna traccia di crema al cacao. Mi sono rassegnata a sorseggiarlo lentamente, non volendo rischiare un colpo. scolandomelo d’un fiato, e, confesso, che sorso dopo sorso, ci prendevo gusto e mi sentivo meno vecchia e sbagliata. Tanto che quando, a tre quarti del bicchiere (che piu’ che da Alexander era da beverone estivo!), mi si e’ avvicinato un ragazzo e ha iniziato ad attaccar discorso, non l’ho neanche trovato strano. Lui era molto carino, sia nel fisico, sia nei modi. Mi ha fatto un sacco di complimenti per i miei occhi, per il vestito e poi, col procedere della serata, anche piu’ audaci, sulla mia scollatura, sulle gambe… Abbiamo persino ballato, io all’inizio non volevo. ma lui mi ha mostrato come muovermi ed era veramente divertente, ridevo, ridevo, dio quanto ho riso quella sera! Poi mi ha chiesto se poteva riaccompagnarmi a casa e in macchina ci siamo baciati. E’ stato molto emozionante. Abbiamo parlato almeno mezz’ora e poi dispiaceva ad entrambi lasciarci, cosi’, l’ho fatto salire. Sapevo che saremmo finiti a letto e lo volevo. E’ stato grandioso! Attento al mio piacere, continuava a chiedermi cosa volevo che facesse e se andava bene, tenero ma forte, fantasioso ma rispettoso, insomma, perfetto. Felice e appagata, mi sono addormentata tra le sue braccia, pensando che non ero mai stata con un uomo piu’ giovane e che se erano tutti cosi’ mi ero persa davvero qualcosa.
Il mattino dopo mi sono svegliata da sola. Accanto a me un biglietto:
“Scusa se me ne vado senza salutare ma stai dormendo cosi’ bene e sarebbe un delitto svegliarti.
Mi spiace, non avevamo pattuito un prezzo, quindi ho preso solo 100 €, anche se la mia tariffa abituale e’ di 150, spero lo troverai congruo. Ti lascio i mio telefono, se non sei soddisfatta, posso ridarti i soldi, se invece lo sei, posso farti passare altre notti come quella di ieri.
Un bacio.   Ricky”
 
Puoi immaginare come ci sia rimasta. Ho pianto, grosse lacrime di rabbia come non ne piangevo da quando Andrea mi ha piantata, ho scagliato il cuscino contro la parete e ho anche rotto l’abat-jour. Poi mi sono calmata, ci ho riflettuto bene e ho capito che, alla fine, Ricky era stato onesto. Avrebbe potuto derubarmi, invece aveva preso solo il giusto. Aveva fatto conoscere il prodotto, offerto un servizio senza difetti e preso il suo compenso, congruo. Pensandoci e ripensandoci, ho finito per fare due conti, e mi sono detta: non fumo, non ho vizi, 150 € per me li posso spendere, una volta al mese. C’e’ chi va in beauty farm …
Infatti l’ho richiamato, due, anzi, tre volte, non e’ stato neanche imbarazzante, lui e’ davvero bravissimo a metterti a tuo agio, anche al momento di pagare. A proposito, ho insistito io per pagarlo appena passa a prendermi, preferisco cosi’ piuttosto che quando va via, il mattino dopo.
 
Ah, se vuoi, ti passo il numero, vale davvero la spesa.
 
postato da: blogexperiment2 alle ore 08:43 | link | commenti (2)
categorie: strane storie