Il locale si chiama Hypnose, piu’ di un’ora di macchina per arrivarci.
Visto da fuori e’ grande come un hangar. Ha un’enorme scritta fucsia, un neon a strati che si illuminano in successione, con un intento tra l’ipnotico e il fendinebbia.
Il parcheggio e’ strapieno, Tiziana mi dice di proseguire, un parcheggiatore/buttafuori ferma la macchina, guarda dentro e saluta Tiziana, si sposta per lasciarci passare ma lei gli dice “Ce la parcheggi tu, Tommy? Voglio fargli fare il giro turistico completo.”
L’armadio nero annuisce e mi tende la mano per le chiavi della macchina.
Scendo e gliele affido, sperando di ritrovarla intatta all’uscita. Tiziana rimane su. Ma certo, che stupido, aspetta che le apra la portiera.
All’ingresso altri 3 buttafuori, sempre neri, vestiti di nero, occhiali scuri e dimensioni colossali. Due stanno ai lati della porta, il terzo decide chi entra e chi no.
“Non e’ un po’ presto per tutta questa gente fuori dal locale? In genere le discoteche si affollano piu’ tardi.”
“Ma questa non e’ una discoteca, o almeno non solo. Questo e’ un posto speciale. Vieni, ti faro’ passare tra i dannati per portarti fino al paradiso.” Ride maliziosa. Sara’ solo una battuta ma a me ha gia’ fatto l’effetto di una piccola scossa elettrica alla spina dorsale.
Sembrano davvero dannati in cerca di salvezza da come si accalcano per entrare. Strano non usino le fruste per tenerli indietro. Appena vede Tiziana, l’equivalente demoniaco di San Pietro fende la folla a spintonate e ci fa passare. Dentro c’e’ un atrio col guardaroba e una specie di reception davanti alla quale fanno la fila le persone piu’ disparate, molti sembrano agghindati da martedi’ grasso: costumi, maschere, lustrini, parecchia pelle nuda. Sulla sinistra, la discoteca, nel buio saettano lampi fucsia e la musica pompa in maniera esagerata.
“Chi sono questi?” urlo indicando gli strambi in fila.
“Ah loro sono quelli che sperano di entrare nelle altre sale, di distinguersi dalla massa, e per questo sono pronti a vendersi come giullari.”
“Non capisco.”
“Vedi, questa sala e’ la discoteca aperta ai piu’, non a tutti perche’, come hai visto, fuori c’e’ una prima selezione. La discoteca pero’ e’ solo il primo girone, il bello e’ nelle altre sale e c’e’ chi farebbe di tutto per entrarci.”
“Cosa c’e’ nelle altre sale?”
“Qualunque cosa si possa desiderare, purche’ tu sia disposto a pagare, tesoro. Ma ora vieni con me, andiamo dove si puo’ parlare.
Attraversiamo la discoteca. Lei si fa strada ballando e ancheggiando, spesso si gira verso di me senza smettere di muoversi, sa che la seguo, e’ qualcosa che fa per coinvolgermi, sedurmi, da come la guardo, penso sappia che non ce ne sarebbe neppure bisogno, ma si gode la cosa, come me la sto godendo io.
Alla fine della pista, mi conduce in una sala separata, altre guardie della security a far da filtro. Ci lasciano passare.
Entriamo in una grande stanza piena di divanetti, sedie, poltrone, organizzati intorno a bassi tavolini. Tutto e’ in stile “finta giungla”, similpelle di zebra, tigre, pitone e resto dello zoo al seguito, ricoprono ogni seduta, il resto finge d’essere di bambu’. Tende e zanzariere drappeggiate mi costringono a procedere piegando la testa. Non mi stupirei di veder balzar fuori, da dietro l’alto schienale di una specie di trono a forma di foglia di palma, Indiana Jones con il machete. Dall’angolo piu’ popolato della sala, invece, balzano in piedi gli amici di Tiziana. Un buon quarto d’ora se ne va nella distribuzione di baci e saluti. Quello successivo viene impiegato per presentarmi al clan, cosa di cui farei a meno anche perche’ alla fine del giro non riesco ad associare nessuno dei nomi, diminutivi e nomignoli ai volti che ci si affollano attorno.
E’ decisamente ora di bere qualcosa di forte.
“Come funziona qui per ordinare?”
Mi ignorano in blocco, per fortuna stanno arrivando due splendide mulatte con indosso succinti bikini maculati, liane intorno al collo ed enormi vassoi in mano, pieni di cocktail multicolor. Grato, arraffo un alto bicchiere di vetro verde satinato, semisepolto da frutta e vegetazione varia. E’ tra i piu’ spartani, il che e’ tutto dire, speriamo lo sia anche il contenuto. Forte e’ forte, anche se e’ un po’ dolciastro, poteva dirmi peggio, temevo fosse Batida …
Guardo la fauna con cui devo dividere la serata: sono tutti molto trendy e rumorosi, parlano in continuazione, gesticolano e si agitano, sembrano delle scimmie. Tiziana e’ la regina del circo, li ascolta divertita e ha una parola per tutti ma il suo sguardo si posa spesso su di me che la guardo dalla mia poltrona in procinto di ruggire da un momento all’altro, sia io che la poltrona. Escludo il chiacchiericcio, mi concentro sulla musica di fondo e ne sento dentro il ritmo mentre chiamo Tiziana col pensiero perche’ mi guardi ancora, ancora, ancora. E lei mi guarda., mi fissa, mi entra dentro. E’ quasi fare l’amore. Poi, di colpo il nostro sguardo si interrompe, lei si volta con una faccia rabbuiata verso il suo amico palesemente gay.
“Davy, cazzo, mi chiami almeno 30 volte al giorno per qualsiasi stronzata, non potevi avvisarmi che stasera qui non era aria?”
“Ma tesoro, l’ho saputo anch’io pochi minuti fa! Volevo la saletta della lap ma mi hanno detto che all’ultimo momento gente a cui non si puo’ dire di no ha requisito tutte le sale hot”
“Vado a parlare con Vantini.”
“No, amore, e’ stato proprio Vantini a dirmi che stasera non ce n’e’ per nessuno. Con i ragazzi pensavamo di tirar la mezza qui e poi di migrare al Demonia per nuovi sviluppi.”
“Bene, noi schiodiamo.” Tiziana si alza e mi fa cenno di alzarmi a mia volta. Eseguo all’istante, come caricato a molla.
“Ma, tesoro, non puoi non venire al Demonia, ci sara’ anche J.B.!”
“J.B.? Sei sicuro?”
“Sicuro come sono sicuro che me lo farei in questo istante su questo tavolino!”
Tiziana ride. “Ok, allora ci vediamo piu’ tardi li’, ma ricordati che se poi J.B. non si vede, ti scortico millimetro per millimetro con il tuo nécessaire per le unghie!”
“Perfida!”
La perfida stavolta mi prende per mano e mi trascina via. Faccio in tempo a sentire Davy che dice, a voce neanche troppo bassa: “Caruccio il morettone, un po’ rustico forse, ma c’ha un gran bel culo!”
Usciamo dal retro, evitandoci una nuova immersione nella calca, saliamo in macchina e lasciamo il parcheggio senza parlare. Mi sembra contrariata, evidentemente aveva altri piani per la serata. Proseguiamo per un paio di km in silenzio.
Ad un tratto, nel bel mezzo della statale mi dice: “Alla prossima gira a destra.”
“Qui?”
“Si’, qui.”
E’ una strada che porta in aperta campagna. Superiamo due fattorie. Un cane abbaia.
“Rallenta, fra un po’ c’e’ uno spiazzo, fermati.”
Mi fermo, lei gira la chiave e spegne il motore. Fuori e’ tutto buio, dentro pure. Mi bacia e mi mette subito la lingua in bocca, poi passa direttamente ad aprirmi i pantaloni.
La spingo indietro, sul suo sedile, glielo abbasso e sono sopra di lei. La giacca di pelliccia e’ gia’ aperta, le infilo le mani nel corsetto, poi glielo abbasso e le bacio il seno. La mini e’ risalita sopra le cosce, frenetici ci contorciamo per liberarci dei suoi slip, il tempo di infilarmi un preservativo e sono dentro di lei, senza troppi preliminari. Spingo con urgenza e lei geme e ripete “Si’, si’, si’, si’.” Questo amplifica la mia eccitazione e poco dopo e’ tutto finito. Che figura di merda. Cerco i suoi occhi e dico: “Scusa, ma mi hai fatto un effetto fulminante.”
Ha un piccolo moto di stizza ma lo maschera subito dietro a un sorriso.
“Addirittura!” ride “Beh, non preoccuparti, farai meglio la prossima volta.”
Le sorrido anch’io, confortato dalla prospettiva di una prossima volta.
“Ora pero’ alzati che mi sistemo.”
Mi stacco da lei e ritorno sul mio sedile. Tolgo il preservativo e me ne sbarazzo gettandolo fuori dalla portiera. Mi riallaccio i pantaloni e la guardo. Si e’ gia’ ricomposta e tira su il sedile.
“Ti accompagno a casa?”
“Ma no! Scherzi? Non hai sentito che ho detto a Davide che li avremmo raggiunti al Demonia?”
“Si’ ma pensavo fosse una balla tanto per sbarazzarti di loro.”
“Tesoro, io faccio
Tira giu’ lo specchietto e si mette un rossetto fucsia sulle labbra. Ritira su e mi guarda.
“Su, dai, che aspetti? Sono pronta, andiamo.”
Non posso credere di averlo fatto davvero.
Rientro in casa mia, chiudo la porta e mi ci appoggio, prima solo con la fronte, poi praticamente mi ci sdraio in verticale, quasi volessi abbracciarla o sparirci dentro.
Non ho mai saputo controllare la rabbia, quando sono incazzato sragiono e finche’ non ho fatto l’irreparabile non c’e’ verso di fermarmi. Questa volta e’ un’irreparabile figura di merda con la madre della mia ragazza. Ex-ragazza, I suppose.
Come ho fatto a non pensare che poteva venire qualcun altro ad aprire alla porta? E se invece di sua madre era un uomo? A questo punto non posso neppure escludere ci sia di mezzo un altro uomo. Non ci capisco piu’ niente. Tolgo le scarpe senza slacciarle e proseguo fino al divano. Ho caldo e sbottono l’impermeabile. Cerco di non guardarmi ma lo so molto bene che sotto sono nudo e mi faccio schifo. Rivedo la faccia di sua mamma e mi faccio ancora piu’ schifo. Sara’ meglio che mi rivesta. Abbandonato l’impermeabile sul divano, vado in camera e mi metto su una tuta, gia’ va un po’ meglio.
Cosa faccio, sparisco per sempre o la chiamo per scusarmi? Scusarmi… in fondo se l’e’ cercata, certo che la cosa brutta e’ che c’e’ di mezzo sua madre…
Ci sono pure andato a cena, qualche mese fa, ha detto che sembravo un bravo ragazzo… adesso mi sa che ha cambiato idea.
Cucina bene, la signora, peccato che poi quella serata si sia guastata, lei e Martina trovano sempre il modo di litigare, tranne in questo periodo, a quanto pare.
Massi’, una birra e mi passa il pensiero, accendo la tv, dovrebbe esserci una trasmissione sportiva, pazienza se e’ gia’ iniziata. Stacco il telefono, spengo il cellulare per evitare qualsiasi rappresaglia e vado al frigo, invece che una lattina prendo direttamente la confezione da sei. Ne scolo subito mezza, avevo sete. Anche fame, a dire il vero, le pizze in freezer sono finite, pero’ c’e’ una porzione di lasagne surgelate. Ah, sono quelle al radicchio che ho preso per sbaglio, visto che non ho voglia di star li’ a farmi una pasta, me le faccio andar bene lo stesso. La piazzo nel micro e mi metto a guardare la tv. Stanno facendo l’ennesima polemica su arbitri e guardialinee, che palle, i goal li hanno gia’ fatti vedere, capito, mi cerco i risultati sul televideo. Evvai, abbiamo vinto 3 a 0, ci voleva, ora siamo secondi in classifica! Festeggio con l’altra mezza birra e nel frattempo suona il timer. Faccio spazio sul tavolino davanti alla tv, recupero forchetta e tovagliolo poi cerco il dvd della terza serie di Lost, scaricata da internet. A che episodio ero arrivato?
Mi sono perso nella giungla, non so perche’ ho lasciato gli altri, non so dove siano ne’ dove mi trovo io ora. Fa caldo, ho un impermeabile addosso, perche’ indosso un impermeabile? Lo tolgo, sono nudo, me lo allaccio in vita coprendomi davanti e continuo ad avanzare nella vegetazione fitta, faccio fatica, sudo, ma non mi decido ad abbandonare l’impermeabile, non so perche’ ma e’ importante che io mi copra, anche se sono qui da solo, non devo restare nudo, forse voglio proteggermi dai rami bassi che non riesco ad evitare, forse ho paura di essere morso da qualche animale, forse temo che presto arrivi un uragano, non conosco la ragione di questa ansia, ma mi stringo di piu’ in vita le maniche, come se da cio’ dipendesse la mia salvezza. Non sono piu’ nella giungla, ora sono in una grotta, mi rendo conto che prima, fuori, c’erano dei rumori, animali forse, brusii, ora il silenzio e’ totale, anche i miei passi non producono suono e io provo a parlare, ad urlare, ma non ci riesco, sento lo sforzo della gola ma non ne esce nulla. Continuo a camminare anche se spesso devo evitare degli spuntoni di roccia, devo abbassarmi, strisciare, poi, finalmente la grotta si allarga e diventa piu’ luminosa. Martina! E’ seduta, li’ di di spalle, non guarda nella mia direzione. Ha i capelli raccolti e indossa una camicia da notte bianca, sembra una di quelle camicie di inizio secolo, di cotone pesante. E’ aperta davanti e abbassata, le vedo il collo, le spalle, i seni nudi. Vorrei avvicinarmi e toccarla ma mi accorgo che attaccato al suo seno sinistro c’e’ un bambino che lei sta allattando. Non vedo i loro volti, quello del bimbo e’ affondato nel seno e mi chiedo come riesca a respirare, la faccia di Martina invece e’ rivolta al bambino, so che gli sta sorridendo anche se non la vedo, guarda il bambino, io non riesco a chiamarla, provo ad avvicinarmi, ma mi sento svanire, io in realta’ non esisto.
Apro gli occhi. Ad un certo punto devo essermi coperto con l’impermeabile, poi, girandomi, devo essermici intorcigliato. Lost sta ancora andando, vedo alcuni superstiti sulla spiaggia, c’e’ una discussione ma non capisco niente, chissa’ quanto ho dormito. Sul tavolino il contenitore sporco in cui c’erano le lasagne, per terra le lattine, vuote.
Ora so perche’ Martina mi ha lasciato: e’ incinta.
Ho la nausea. Giusto a proposito.