Avrei potuto regolare la faccenda con un bonifico, ma farlo di persona e’ un piacere che non mi voglio negare.
Mi vesto per l’occasione, un vestito con fiori stilizzati, sfumati pastello, impalpabile, leggero, finalmente leggera. La scollatura e’ profonda, le spalline sono sottili e lasciano anche la schiena scoperta. La stoffa mi accarezza le gambe nude mentre mi muovo per la stanza e calzo scarpe con i tacchi. Un tocco di rossetto ed esco.
Ticchetto ritmata lungo il corridoio che porta all’ufficio, entro annunciata.
Lui mi viene incontro galante, mi prende le mani come se volesse aggrapparsi, mi guarda negli occhi ma so che, piu’ in basso, non gli sfuggono i seni. Parla, parla, non smette un attimo di parlare e sorride con un sorriso che gli arriva fino alle orecchie, sembra un cucciolo che saltella mendicando una carezza.
Mi siedo e gli firmo l’assegno, lo accetta imbarazzato, se potesse lo rifiuterebbe dicendo che per lui e’ stato un piacere. Poso la mano sul dorso della sua, come a trattenergli dentro quei soldi che si e’ meritato. “Grazie, davvero.”
Gli si spostano in su le orecchie per far posto ad un altro pezzo di sorriso che neanche sapeva di poter raggiungere e arriva la segretaria portando il vassoio del caffe’. Due tazze, la zuccheriera e un piccolo vaso con un bocciolo di rosa.
Mi giro e le sorrido, lei pure ed esce.
Lui mi chiede ora che progetti ho e mi offre incondizionato aiuto per qualsiasi cosa. Mi accendo la sigaretta con le mani che tremano un po’ e bevo il caffe’. Lo rassicuro, sapro’ cavarmela, anche grazie ai cospicui alimenti che e’ riuscito a farmi ottenere. Si’, il suo numero ce l’ho, non esitero’ a chiamarlo in caso di bisogno.
Mi alzo e gli stringo la mano, lui si trattiene a stento dall’abbracciarmi, e’ visibilmente commosso.
Esco, chiudendo la porta sull’immagine di lui, rosso in viso, gli occhi brillanti, che continua a fissarmi. Alla reception non c’e’ nessuno. Chiudo la porta dello studio e tu sei li’, sul ballatoio. Mi tiri in un angolo riparato e mi baci e mi tocchi ovunque. Poi ti scosti e ti aggiusti il vestito, i capelli.
“Devo rientrare, si chiedera’ che fine ho fatto.”
“Ok, ci vediamo da te stasera?”
“Si’, a chi li lasci i bambini?”
“Al padre, ora che siamo divorziati e ho io la custodia, gli e’ venuta improvvisamente la smania di vederli il piu’ possibile, approfittiamone finche’ dura.”
“Ciao.”
“Ciao.”
Scendo le scale, mi volto e sei ancora li’ a guardarmi.
“Ah..” dico mostrandoti il bocciolo che stringo ancora in mano, “grazie per il caffe.”
“E’ stato un piacere, amore mio.”