Dormo male. Mi addormento esausta ma mi sveglio dopo poche ore e non riesco piu’ a riprendere sonno. Penso cose sconnesse, vedo immagini di te, ricordi che si susseguono, seguendo un filo interiore che per me significava tutto. Mi tormento, piango, ti insulto, mi insulto e mi rigiro. Cosi’, senza risolvere nulla, senza neanche darmi pace.
Di giorno non e’ meglio, e’ solo un tipo diverso di agonia. La luce del sole mi da’ fastidio, agli occhi e dentro. Vorrei una pioggia ininterrotta, che mi aiuti a sfinirmi prima.
Giro con gli occhiali neri per respingere i raggi e perche’ gli occhi sono rossi e gonfi. Da li’ dietro ogni tanto scende una lacrima, cosi’, di sua iniziativa, a volte me ne accorgo solo quando arriva al mento.
Strano, faccio molto bene tutte le azioni automatiche, come se i miei meccanismi sapessero di dover continuare anche senza di me, il resto non lo faccio o lo sbaglio. Mi rimproverano, il minimo necessario, vedono la faccia e mi chiedono se sto male. Si’, sto male, la testa, dico, non posso dire il cuore.
Non mangio. Bevo caffe’ e caffe’ e caffe’, disidratandomi completamente, per poi riempirmi la mug al lavandino, nella stessa tazza che non torna mai pulita, e svuotarmela nello stomaco quattro, cinque volte a fila, fino a sentirmi scoppiare. Una volta ho anche vomitato.
Gravida di questa perdita ho spesso anche la nausea, in parte per il troppo caffe’, ma, soprattutto, nausea per questo dolore che mi autoinfliggo.
Serial Licker ha lanciato l'idea di una raccolta di racconti sul tema "cronache del perduto amore" e ha aperto un blog dove pubblicarli.
Partecipo anch'io con il racconto che pubblichero' anche nel prossimo post.
Vi invito a fare altrettanto, e' una bella occasione per cimentarsi a scrivere qualcosa di creativo, personale o entrambe le cose.
Cosi' siamo ridotti: affidare le nostre speranze a donnine di destra e a famiglia cristiana. Il cuore dell'unica vera opposizione e' nei postriboli di regime e negli oratori.
Quasi quasi emigro.


Penna, acquerello e rielaborazione grafica.